Non ci si deve pensare più di tanto: i piatti, se sono ormai diventati in un certo modo, bisogna buttarli via e comprarne altri nuovi.
Quando ci si sposa o si inizia una convivenza, si sceglie con cura il servizio di piatti perfetto, quello che si abbina alla tovaglia o che dà un tocco di classe alla tavola.
Eppure, raramente ci soffermiamo a guardare davvero cosa succede a quelle stoviglie dopo anni di lavaggi e utilizzi quotidiani. Spesso notiamo una piccola scheggia sul bordo di una tazza o una sottile crepa sul fondo di un piatto piano, ma tendiamo a ignorarle pensando che sia solo un difetto estetico. In realtà, tenere in cucina stoviglie danneggiate è un rischio concreto per la salute, e a confermarlo sono gli esperti del settore.
Secondo lo chef Pankaj Singh Panwar, intervistato dal sito Tasting Table, quei piccoli segni di usura nascondono insidie invisibili. Il problema principale è che le fessure e le crepe diventano il rifugio perfetto per i batteri, che riescono a sopravvivere anche ai cicli di lavaggio più intensi della lavastoviglie. Inoltre, c’è il pericolo fisico: minuscoli frammenti di ceramica o vetro potrebbero staccarsi proprio mentre stiamo mangiando, finendo direttamente nel piatto.
Ma c’è un aspetto ancora più tecnico e preoccupante che riguarda la sicurezza alimentare. Il rivestimento lucido che rende belli i nostri piatti non serve solo a farli brillare, ma funge da vera e propria barriera protettiva. Molte stoviglie vengono realizzate utilizzando materiali resistenti come il piombo, che restano sigillati sotto lo smalto. Quando la superficie si rompe o si scheggia, questa protezione viene meno e le sostanze nocive possono contaminare il cibo. Se i vostri piatti sono rovinati, la scelta più saggia, per quanto dolorosa, è quella di gettarli via immediatamente.
Per evitare di dover ricomprare tutto ogni due anni, però, esistono dei trucchi semplici per far durare le stoviglie più a lungo. Il nemico numero uno è l’abitudine di impilare troppi pezzi uno sopra l’altro. Gli esperti suggeriscono di non superare mai i sei piatti per colonna, così da non esercitare una pressione eccessiva su quelli che stanno in fondo. Un altro consiglio utile è quello di inserire dei dischi di gommapiuma o dei panni di tessuto morbido tra un piatto e l’altro per attutire gli urti.
Attenzione anche alle tazze: appenderle per il manico ai ganci della cucina sembra una soluzione salvaspazio geniale, ma in realtà sottopone il punto di giunzione a uno sforzo continuo che può causare crepe improvvise. Infine, occhio alle temperature. Alcuni materiali subiscono in maniera molto negativa gli sbalzi termici improvvisi e il calore eccessivo, che possono compromettere l’integrità del materiale in un attimo. Prestare attenzione alle stoviglie significa, in fondo, prendersi cura della propria salute a ogni pasto.
Se stai pensando di rinnovare il servizio piatti e vuoi qualcosa che non si scheggi al primo urto, punta tutto sulla porcellana vetrificata o sul gres ad alta resistenza. Questi materiali vengono cotti a temperature altissime, il che li rende incredibilmente densi e meno inclini a creare quelle micro-crepe dove si annidano i batteri.
Un’altra ottima opzione, meno aristocratica ma indistruttibile, è il vetro temperato opale: è leggerissimo, resiste agli sbalzi termici più estremi e, a differenza della ceramica comune, è quasi impossibile da scalfire anche se lo usi tutti i giorni. Scegliere pezzi con i bordi arrotondati e rinforzati è un altro trucco furbo, perché sono proprio gli spigoli vivi i primi a saltare quando si caricano i piatti in lavastoviglie.