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pagine 1 Il toponimo Acilianum, forse derivante dal nome del proprietario del fondo, Acilius, attorno al quale si sviluppò la corte, viene citato per la prima volta in un atto del vescovo di Vercelli Ingone, il quale fu stipulato in castro Axiliano (Ordano 1985, p. 66). Piú tardi la località compare nel diploma di Ottone III del 7 maggio 999, col quale l'imperatore conferma alla Chiesa eusebiana la corte di Asigliano. Di una fortificazione ad Asigliano si ha quindi notizia per la prima volta nel X secolo. Non certamente estraneo agli episodi bellici durante la guerra tra Giovanni del Monferrato e Galeazzo Visconti, questo antico castello viene ricordato in un atto dell'11 ottobre 1263 in occasione della liberazione di alcuni cittadini vercellesi delle famiglie Bondonni e Tizzoni, che erano tenuti come ostaggi nella città di Pavia per una discordia riguardante il castrum di Asigliano (Ordano1985, p. 67). Non è quindi da escludere che le due importanti famiglie vercellesi avessero giurisdizione in Asigliano. Il paese, particolarmente importante per il suo castello, fu sempre mal tollerato dai marchesi del Monferrato, che lo assalirono in piú occasioni, riuscendo ad espugnarlo nel 1217 (Ordano 1966). Il complesso fu devastato poi dalle truppe ghibelline, che ebbero il sopravvento su quelle guelfe, nel 1243; ritornò successivamente sotto il dominio dei marchesi del Monferrato, per poi passare definitivamente a casa Savoia verso il 1400. Tra il 1433 ed il 1438, Amedeo VIII fortificò il paese e restaurò il castello esistente, ma di queste fortificazioni non resta altra traccia che il muro sottostante la chiesa parrocchiale, con un moncone di torre cilindrica (Ordano 1966; Ordano 1985, p. 68, Conti 1977, p. 135). Il castello nel XVI secolo fu bersagliato dall'artiglieria dei soldati imperiali, che colpirono anche la chiesa parrocchiale di Maria SS. Assunta, costruita nel secolo XIII all'interno del perimetro fortificato (Ordano 1966). Ciò che restava nel secolo scorso delle fortificazioni è stato distrutto con molta probabilità durante i restauri della chiesa, culminati nel 1818 con l'erezione della facciata (Conti 1977, p. 177). L'area conserva un notevole interesse archeologico.
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